Il Papa in Messico e a Cuba. A L'Avana Benedetto annuncerà l'inserimento di Felix Varela nella lista dei venerabili. Timori e incognite del viaggio

I primi giorni di marzo, nel Palazzo della Congregazione delle Cause dei Santi, verrà presa una decisione importante che è direttamente connessa con il viaggio del Papa a Cuba. Padre Felix Varela, sacerdote, teologo e politico cubano, vissuto nel secolo scorso e considerato uno dei padri della patria assieme a Josè Martì, sostenitore della causa indipendentista e impegnato per l'abolizione della schiavitù, potrebbe essere inserito nella lista dei venerabili. L'annuncio dovrebbe essere fatto proprio da Benedetto XVI a L'Avana. Benedetto XVI sarà a Cuba dal 26 al 28 marzo, proveniente dal Messico. Si tratta di un faticoso viaggio in due tappe, Santiago e L'Avana, che l'85enne Pontefice ha deciso di intraprendere per celebrare solennemente i 400 anni del ritrovamento dell'immagine della Vergine della Carità del Cobre, una Madonna assai cara ai cubani, la cui devozione sull'isola è traversale e talmente radicata da unire tutti i settori della società. Il programma ufficiale è già stato fissato in tutti gli aspetti principali, eccetto che per un incontro: quello con Fidel Castro. Ad oggi resta sospeso poiché subordinato alle condizioni di salute del Lider Maximo, da tempo gravemente malato. "Il Papa desidera vederlo ma tutto ciò dipenderà dalla salute di Fidel" è l'unica spiegazione che finora è filtrata dal Vaticano e che è stata raccolta dalla Reuters durante il Concistoro. Il possibile incontro ha fatto decollare nuovamente le voci di un possibile riavvicinamento alla fede di Castro. Ma tant'è. Il viaggio tuttavia include tre momenti di incontro con il presidente Raul Castro, fratello di Fidel e rappresenta un passo in avanti nelle relazioni tra la Chiesa e la dittatura castrista finora sottoposte a ciclici alti e bassi. Mentre l'organizzazione è alle battute finali, non mancano le voci critiche. Il passo intrapreso dal Vaticano, accettando l'invito del governo castrista, alimenta i timori dei dissidenti negli Usa. In particolare il dissidente Oscar Elias Biscet che ha affermato davanti al Congresso statunitense come l'imminente viaggio papale sia "un errore strategico e politico" dato che di risultati positivi al popolo ne arriveranno ben pochi". In buona sostanza, sottolinea Biscet, "finirà come la visita di Giovanni Paolo II: mentre Wojtyla era a Cuba, il governo stava preparando leggi per sanzionare e reprimere ulteriormente i cubani". La speranza dei dissidenti è di ascoltare da Papa Razinger appelli a favore di libere elezioni democratiche e del multipartitismo. Chissà. Di sicuro Benedetto XVI darà una impronta soprattutto pastorale al viaggio, con pochi riferimenti alla politica benché la sua presenza costituirà per i cattolici dell'isola un chiaro messaggio, facendo capire loro che il Papa non li lascerà mai soli. Il card. Stanislaw Dziwisz il mese scorso in una Messa celebrata a Miami, nel corso di un suo viaggio negli Usa, ha fatto presente agli esuli che la situazione di Cuba è molto simile a quella della Polonia prima della caduta del Muro di Berlino. A Varsavia i cattolici intrapresero una lotta pacifica basata sulla verità e sulla giustizia, sotto l'ombra della croce. "Fu questa attitudine a disarmare l'avversario". Conclusione del cardinale: "Il viaggio di questo Papa si pone nel solco di quello precedente, per un futuro migliore di Cuba".

Franca Giansoldati, Il Messaggero.it

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