Marie Collins, vittima di un prete pedofilo: scuse dei vescovi non bastano, bisogna come il Papa ascoltare, lui dietro il Simposio e il cambiamento

Ripetutamente abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni, e dopo una vita di sofferenze psicologiche, Marie Collins, irlandese, oggi 62enne, è intervenuta davanti a vescovi di tutto il mondo al Simposio della Pontificia Università Gregoriana "Verso la guarigione e il rinnovamento", per raccontare la sua dolorosa esperienza. "Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica", ha detto Collins. "La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere - ha proseguito - il riconoscimento e l'ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione. Il tentativo di salvare l'istituzione dallo scandalo - ha detto - ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime". "Sono una vittima di abusi sessuali su bambini da parte del clero", ha detto Marie Collins. "Avevo appena compiuto 13 anni, ed ero nella posizione più vulnerabile di bambina malata in ospedale, quando un prete abusò sessualmente di me. Sebbene sia avvenuto oltre cinquant'anni fa, è impossibile da dimenticare e non posso mai sfuggire ai suoi effetti". La signora irlandese ha raccontato, senza reticenze, la sua storia. "Mi sentii molto sicura quando il cappellano cattolico dell'ospedale mi si fece amico: mi visitava e mi leggeva qualcosa la sera. Sfortunatamente queste visite serali alla mia stanza avrebbero cambiato la mia vita. Questo cappellano era uscito solo da un paio di anni dal seminario, ma era già un provetto molestatore di bambini. Ma questo non potevo saperlo. Avevo imparato che un prete era il rappresentante di Dio sulla terra e così automaticamente aveva la mia fiducia e rispetto. Quando cominciò ad armeggiare sessualmente con me, affermando all'inizio che era per gioco, fui scioccata e resistetti, dicendogli di fermarsi. Ma lui non si fermò". Alla fine, "quando lasciai l'ospedale non ero più la stessa bambina che vi era entrata. Ora mi ero convinta di essere una persona cattiva e di aver bisogno di nasconderlo a tutti". La vita della Collins prosegue, ma è segnata da quell'abuso. "A ventinove anni incontrai un uomo meraviglioso, mi sposai ed ebbi un figlio. Ma non riuscivo ancora a fronteggiare la vita: la depressione, un'ansia profonda e i sensi di inadeguatezza continuarono". Passano altri anni: "Avevo quarantasette anni quando parlai del mio abuso per la prima volta; si trattava di un medico che mi aveva in cura. Mi consigliò di mettere in guardia la Chiesa su questo prete. Questo prete rifiutò di prendere il nome di colui che aveva abusato di me e disse di non vedere la necessità di segnalare il cappellano. Mi disse che quanto era avvenuto era probabilmente colpa mia. Questa risposta mi distrusse". Passano altri dieci anni, scoppia lo scandalo pedofilia in Irlanda. "Scrissi al mio arcivescovo. Così ebbero inizio i due anni più difficili della mia vita. I superiori del prete che mi aveva aggredito sessualmente lo protessero dall'incriminazione". Ancora: "Fui trattata come se avessi architettato un piano contro la Chiesa, l'investigazione della polizia fu intralciata e il laicato ingannato. Ero disperata". Alla fine, "dopo una lunga battaglia, il mio aggressore fu assicurato alla giustizia ed imprigionato per i suoi crimini contro di me. Il mio assalitore è stato imprigionato nuovamente l'anno scorso per ripetute aggressioni sessuali ai danni di un'altra ragazza". Ha concluso la Collins: "L'inizio della guarigione per me è stato il giorno in cui il mio aggressore in tribunale ha riconosciuto la propria responsabilità per le sue azioni ed ha ammesso la sua colpa. Da allora non sono più stata ricoverata in ospedale per motivi di salute mentale. La mia vita non è più una terra sterile. Sento che ciò ha significato e valore". Molte, a quanto riferito, le domande che i partecipanti al convegno 'Verso la guarigione e il rinnovamento' - rappresentanti di oltre cento conferenze episcopali, sacerdoti, suore, psicologi - hanno posto alla signora Collins a conclusione della sua testimonianza pronunciata a porte chiuse. "Il suo intervento ha dato il 'la' al convegno", ha detto in una conferenza stampa di fine mattinata mons. Stephen J. Rossetti, sacerdote della Catholic University of America ed esperto di contrasto agli abusi sessuali. "I vescovi erano colpiti. In passato ho ascoltato diverse vittime ma anche io oggi sono rimasto colpito. La signora Collins era nervosa, ha fatto uno sforzo coraggioso per parlare. Alla fine un vescovo africano si è alzato ed ha ammesso che non si rendeva conto del problema". Collins, in una conferenza stampa successiva al suo intervento, ha spiegato: "Per me è stato difficile, ma era importante che la leadership della Chiesa ascoltasse l'esperienza di una vittima. Sono felice di averlo fatto". Per Collins, "ascoltare le vittime è importante, in passato non è stato fatto abbastanza, il Papa lo ha fatto e spero che i vescovi seguano il suo esempio". "In passato per la mia esperienza sono stata molto critica della Chiesa, ma credo che questo Simposio sia importante, penso che ci sia dietro il Papa e spero che sia il segno di un cambiamento", ha detto Collins. "Da cristiana credo al perdono. E' importante che lo si chieda, poi le vittime possono accettarlo o meno".

TMNews

Intervento di Marie Collins

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