venerdì 18 maggio 2012

Con un comunicato della Segreteria di Stato nel febbraio 2010 il Papa fece rispondere alle accuse contro Giovanni Maria Vian sul caso di Dino Boffo

"Il Santo Padre ha approvato il seguente comunicato e ne ha ordinato la pubblicazione". Queste inequivocabili parole, che mai fino ad allora erano state utilizzate per presentare un testo destinato ai giornali, essendo riservate a testimoniare l'autorevolezza delle decisioni di dicasteri come quello della Congregazione per la Dottrina della Fede, furono premesse dalla Segreteria di Stato al comunicato del 9 febbraio 2010 con il quale si scagionava il direttore de L'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian dalle accuse che gli erano state mosse di essere all'origine della pubblicazione su Il Giornale diretto da Vittorio Feltri di un dossier falso contro l'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo. Quest'ultimo, amareggiato dal "fango" che ingiustamente gli era stato gettato addosso, aveva creduto davvero che il suo collega d'Oltretevere avesse macchinato contro di lui, come aveva scritto, si apprende da due giornali, in una lettera personale indirizzata a Benedetto XVI. In questa missiva trafugata dagli archivi vaticani, Boffo indicava il movente nella volontà attribuibile, secondo quanto si legge, al segretario di Stato Bertone di impedire la continuità, che l'allora direttore di Avvenire garantiva, tra la presidenza del card. Camillo Ruini e quella del card. Angelo Bagnasco alla CEI. Non era andata così, chiarì immediatamente la Santa Sede. "Dal 23 gennaio - affermava il comunicato vaticano - si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano Avvenire, con l'evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de L'Osservatore Romano, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato". "Queste notizie e ricostruzioni - chiariva la nota - non hanno alcun fondamento". "In particolare - assicurava la Segreteria di Stato - è falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de L'Osservatore Romano abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di Avvenire; è falso che il direttore de L'Osservatore Romano abbia dato, o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo, informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate". "Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili, ripetute sui media con una consonanza davvero singolare, che tutto - sottolineava la nota - si basa su convinzioni non fondate, con l'intento di attribuire al direttore de L'Osservatore Romano, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia". La conclusione del testo vaticano era molto forte e evidentemente ispirata in modo diretto dal Papa stesso: "Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice. Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perchè chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perchè si affermino la verità e la giustizia".

Agi

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA DI STATO (09.02.2010)
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