Sinodo dei vescovi 2012. La voce della Chiese di Africa e Asia: nelle terre dove testimoniare la fede vuol dire rischiare la vita

Il Sinodo che si apre domani in Vaticano ha per tema la nuova evangelizzazione, che è un tema principalmente legato all'Occidente secolarizzato. E allora che contributo potranno portare, tra i 262 Padri sinodali, i ben 50 vescovi provenienti dall'Africa o i 39 dell'Asia? La domanda, molto meno banale di quanto sembri, è affrontata dall'"Instrumentum Laboris", il documento intorno a cui verterà la discussione del Sinodo, che vi si sofferma nei paragrafi dall'85 all'89. "Lo spazio geografico entro cui si sviluppa la nuova evangelizzazione, senza essere esclusivo, riguarda primariamente l'Occidente cristiano - viene spiegato chiaramente -. Così pure i destinatari della nuova evangelizzazione appaiono sufficientemente identificati: si tratta di quei battezzati delle nostre comunità che vivono una nuova situazione esistenziale e culturale, dentro la quale di fatto è compromessa la loro fede e la loro testimonianza. Una simile definizione tuttavia – prosegue il testo poco più avanti - ha valore di esemplarità, più che di esaustività. Serve per aiutarci a comprendere il compito profondo della nuova evangelizzazione, che non può essere ridotta ad un semplice esercizio di aggiornamento di alcune pratiche pastorali, ma al contrario richiede lo sviluppo di una comprensione molto seria e profonda delle cause che hanno portato l'Occidente cristiano a trovarsi in una simile situazione". La riflessione su queste ragioni, dunque, chiama in causa anche i cristiani del resto del mondo. Anche perché, in fondo, i loro contesti sono molto meno diversi rispetto a quanto appaia a prima vista. L'"Instrumentum laboris" cita in proposito alcune parole pronunciate da Benedetto XVI durante il viaggio in Benin: "La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa - spiegava già allora il Papa - perché anch'essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto l'ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a livello personale, familiare e sociale, la Buona Novella e ad annunciarla con rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione". "Simili affermazioni - commenta l'"Instrumentum Laboris" - valgono, applicate secondo le situazioni particolari, per i cristiani in America, in Asia, in Europa e in Oceania". C'è, però, da essere certi che al Sinodo si parlerà anche di un volto della nuova evangelizzazione che chiama in causa in modo specifico il rapporto tra l'Occidente e le altre Chiese del mondo: la questione dei sacerdoti e delle suore che dall'Africa o dall'Asia (oggi ricchi di vocazioni) vengono in Europa per svolgere il loro ministero. Una questione molto delicata, perché è vero che si tratta della loro risposta al dono dei missionari ricevuti anni fa oppure impegnati tuttora nelle loro diocesi di origine; ma c'è comunque il rischio di un impoverimento, perché spesso a fermarsi in Occidente sono quei preti che erano stati inviati a studiare a Roma o in Francia. La rivista Mondo e Missione, nell'aprile scorso, metteva al centro questo tema pubblicando dei dati interessanti: in Italia oggi svolgono il loro ministero 3 mila preti di origine straniera su un totale di circa 46.500 tra sacerdoti diocesani e appartenenti a ordini religiosi. E di questi preti stranieri ben il 44 per cento viene dall'Africa. Se però si va a guardare l'Annuario statistico vaticano si scopre che in tutta l'Africa ci sono appena 35 mila sacerdoti per circa 165 milioni di fedeli (contro i 60 milioni di popolazione dell'Italia) e in Asia poco più di 50 mila per 120 milioni di cattolici. Il tutto in contesti in cui esistono ancora milioni di persone che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo. La domanda, dunque, diventa come tenere insieme missione "ad gentes" e nuova evangelizzazione? Sarà probabilmente uno dei nodi di questo Sinodo.

Giorgio Bernardelli, Vatican Insider

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