Quinto Concistoro per i nuovi cardinali del Pontificato di Benedetto XVI. Il Collegio cardinalizio: la storia, le funzioni e le statistiche sui principi della Chiesa

Questa mattina, vigilia della solennità di Cristo Re, Benedetto XVI imporrà la berretta rossa e consegnerà l’anello a sei nuovi cardinali. È il suo quinto Concistoro, dopo quelli del marzo 2006 (15 cardinali), di novembre 2007 (23), del novembre 2010 (24) e di febbraio 2012 (22), per un totale di 90 porporati da lui creati. “I cardinali hanno il compito di aiutare il Successore di Pietro nello svolgimento del suo Ministero di confermare i fratelli nella fede e di essere principio e fondamento dell’unità e della comunione della Chiesa” affermava il Pontefice il 24 ottobre al termine dell’Udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, prima di annunciare i nomi degli eletti. Con il compimento degli 80 anni da parte del card. Raffaele Martino ieri, oggi il Collegio dei cardinali elettori sarà costituito esattamente da 120 porporati, come stabilito da Paolo VI con il Motu Proprio "Ingravescentem aetatem" del 1970, ove si afferma che l’elettorato del Papa è composto dai cardinali di Santa Romana Chiesa che non abbiano compiuto l’ottantesimo anno di età prima del giorno d’inizio della Sede vacante, ossia della morte del Pontefice. Nel 1973 lo stesso Paolo VI stabiliva che il loro numero non dovesse essere superiore a 120, disposizione confermata da Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica "Universi Dominici gregis" del 1996. I cardinali eletti hanno tutti meno di 80 anni. “I nuovi cardinali – evidenziava ancora Benedetto XVI il 24 ottobre – svolgono il loro ministero a servizio della Santa Sede o quali Padri e Pastori di Chiese particolari in varie parti del mondo”, invitando poi a pregare “perché sappiano sempre amare con coraggio e dedizione Cristo e la sua Chiesa”.
Il Collegio Cardinalizio. In data 24 novembre i cardinali saranno 211 (120 elettori e 91 ultraottantenni). Provengono da tutti i continenti e da 66 nazioni, incarnando il respiro della Chiesa universale. Nel mini Concistoro non figurano presuli italiani né alcun europeo. Lo stesso Benedetto XVI, rivolgendosi ai Padri sinodali la mattina del 27 ottobre, ha spiegato di aver voluto completare con questo piccolo concistoro quello di febbraio, “proprio nel contesto della nuova evangelizzazione, con un gesto dell’universalità della Chiesa, mostrando che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, è sempre Chiesa di Pentecoste; non Chiesa di un continente, ma Chiesa universale”. L’Italia è il Paese con più cardinali al mondo, ben 50. Considerando anche i nuovi Principi della Chiesa, le statistiche risultano così aggiornate: gli europei sono 117, 52 gli americani (22 per l’America del Nord e 30 per l’America Latina), 20 gli asiatici, 18 gli africani, 4 i cardinali dell’Oceania. Gli elettori sono invece così ripartiti: 28 dall’Italia e 62 in totale dall’Europa, 14 dall’America Settentrionale (11 dagli Usa e 3 dal Canada), 21 dal Sudamerica, 11 dall’Africa, 11 dall’Asia, 1 dall’Oceania. Due i cardinali creati da Paolo VI tuttora viventi (il brasiliano Arns e l’americano Baum), 125 quelli di Giovanni Paolo II (dei quali 53 votanti), 78 più i nuovi 6 quelli di Benedetto XVI, cui potrebbe riuscire quel che non è avvenuto per il suo predecessore, che pure aveva creato il più alto numero di cardinali per un Papa nella storia, 232: insignire cioè della porpora colui che gli succederà. Joseph Ratzinger era stato infatti creato cardinale da Paolo VI nel 1977 e, al momento, 67 dei “suoi” cardinali hanno diritto di voto in un eventuale conclave. Il cardinale più anziano è Ersilio Tonini, 98 anni, il più giovane il neocardinale indiano Thottunkal, nato il 15 giugno 1959. 33 i cardinali appartenenti a Istituti di vita consacrata o a Società di vita apostolica: sei gesuiti, altrettanti salesiani e francescani minori, tre domenicani, due dehoniani, e poi un cappuccino, un redentorista, un sulpiziano, un missionario oblato di Maria Immacolata, un claretiano, un agostiniano, un lazzarista, uno scalabriniano, un cardinale dell’Istituto dei padri di Schönstatt e uno studita. Inoltre, il patriarca libanese Raï appartiene all’Ordine Maronita Mariamita.
I cardinali. Il sostantivo cardinale ha origine dal termine latino "cardinalis", derivante da cardo-cardinis, che vuol dire “cardine”, in quanto il clero di Roma, dal quale traggono origine storica i cardinali, che grande influenza hanno esercitato nella vita della Capitale, era il cardine sul quale poggiava il Papa. I cardinali sono i prelati che, dopo il Santo Padre, ricoprono la più alta dignità ecclesiastica nella gerarchia della Chiesa cattolica. Il Pontefice sceglie in piena libertà, quali suoi principali assistenti e consiglieri nel governo della Chiesa universale, “uomini che siano costituiti almeno nell’ordine del presbiterato, in modo eminente distinti per dottrina, costumi, pietà e prudenza nel disbrigo degli affari”, si legge nel Codice di diritto canonico latino. Il loro abito color porpora, donde porporati, simboleggia la disponibilità a versare il proprio sangue in difesa della fede, delle virtù cristiane e della Chiesa di Cristo. Un cardinale deve eccellere per conoscenza profonda della dottrina, eloquenza matura, zelo ardente e spirito efficace. I cardinali sono distribuiti in tre ordini: vescovi, preti, diaconi, questi ultimi così chiamati perché anticamente erano delegati a sovrintendere ai centri per i servizi sociali destinati ai poveri di Roma. Poiché in origine i cardinali provenivano dal clero dell’Urbe, tutti i cardinali, ad eccezione dei patriarchi orientali, che hanno il titolo delle proprie Chiese patriarcali, sono designati come titolari di una chiesa di Roma o dintorni. Ai sei cardinali vescovi viene attribuita una sede suburbicaria (sub Urbe), cioè una diocesi nelle vicinanze di Roma (Albano, Frascati, Ostia, Palestrina, Porto e Santa Rufina, Sabina e Poggio Mirteto, Velletri e Segni). I cardinali vescovi eleggono tra loro il decano (cui spetta il titolo suburbicario di Ostia) e il vice-decano del Collegio cardinalizio, attualmente i cardinali Sodano ed Etchegaray. Ai cardinali preti e ai cardinali diaconi viene conferita un’antica chiesa di Roma: titolo per i preti, diaconia per i diaconi. Con l’assegnazione di una chiesa dell’Urbe, all’universalità della provenienza dei cardinali viene congiunta la romanità, che permette loro di essere elettori del vescovo di Roma, partecipando inoltre alla sollecitudine pastorale del Papa per la Città eterna. A chi passeggia per Roma può capitare di trovarsi innanzi al prospetto di qualche chiesa recante due stemmi sulla facciata. Orbene: uno è lo stemma pontificio, che simboleggia la dignità di basilica del tempio. L’altro è l’emblema del cardinale titolare di quella chiesa, che lo rende cittadino vaticano e “in-cardinato” nel clero romano. L’iconografia dello stemma consiste in uno scudo con l’araldica del porporato, sotto al quale campeggia il motto, usualmente in latino, da lui scelto per sintetizzare il suo ministero. Lo scudo è sormontato dal galero rosso dal quale discendono trenta fiocchi, 15 per lato. Lo stemma è esposto nella chiesa della quale il cardinale è titolare, mentre all’interno si può trovare il suo dipinto, o comunque il suo nome. A volte i Papi nominano dei cardinali “in pectore”, in quanto i loro nominativi sono tenuti segreti nel cuore del Pontefice, impedito a pubblicarli a causa di particolari motivazioni, come la persecuzione della Chiesa in una determinata area.
La storia. Nei secoli antichi, le persone che cooperavano più strettamente con il vescovo erano considerate “persone-cardinali”, perché svolgevano la funzione di cardine tra il pastore e il popolo di Dio. Il vescovo di Roma veniva eletto dai presbiteri e diaconi “cardinales”, che espletavano mansioni pastorali e liturgiche nelle chiese delle diocesi del Papa, offrendogli la loro assistenza per quelle altre responsabilità che, come successore di Pietro, egli doveva affrontare nei confronti di tutta la Chiesa. Tale collaborazione e il disbrigo dei ruoli primaziali del Papa divennero nel tempo prevalenti e i membri del Collegio cardinalizio si videro chiamati a coadiuvare il romano Pontefice con intensità sempre maggiore. La parola cardinale da aggettivo diventa sostantivo e si costituiscono gli ordini dei cardinali vescovi, preti e diaconi. Nel 1059 Papa Nicolò II stabilì che il vescovo di Roma venisse eletto solo dai cardinali vescovi. All’affermarsi della missione universalistica del Collegio cardinalizio, si avvertì il bisogno di farvi corrispondere sempre meglio l’effettiva composizione dello stesso. Dal secolo XII, pertanto, il titolo di cardinale viene conferito anche a vescovi non italiani, curando che entrassero a far parte del Sacro Collegio rappresentanti dei vari popoli della terra ai quali era giunto l’annuncio della fede. Il Collegio cardinalizio diventa così sempre più numeroso, esprimendo l’universalità del club più esclusivo al mondo. I cardinali rimangono tali dalla creazione al giorno della morte. La Chiesa ne annovera oltre 3000 nella sua storia bimillenaria.
Le funzioni. Il Collegio cardinalizio, o Sacro Collegio, o Senato del Sommo Pontefice, svolge funzioni ordinarie e straordinarie. Ordinarie nella forma del concistoro (“dove si trovano insieme”), che può essere ordinario privato, oppure ordinario pubblico, ma anche straordinario. Il Concistoro ordinario privato, o segreto, ha luogo nella sala del Concistoro del Palazzo Apostolico. Vi partecipano il Papa e i cardinali presenti a Roma, per procedere alla nomina del camerlengo (attualmente il cardinale Tarcisio Bertone), per effettuare le opzioni di cardinali diaconi a sedi presbiterali (dopo almeno 10 anni di permanenza nell’ordine diaconale), per esaminare le nuove canonizzazioni proposte dalla Congregazione per le Cause dei Santi. Quello del 24-25 novembre sarà invece un concistoro ordinario pubblico. Il Concistoro straordinario si tiene invece quando il Papa convoca a Roma i cardinali di tutto il mondo per affrontare questioni e temi di eccezionale gravità. Il Collegio dei cardinali svolge funzioni straordinarie in tempo di Sede apostolica vacante. In tale periodo il governo della Chiesa è affidato al Sacro Collegio, limitatamente alla gestione ordinaria e improrogabile e fino all’elezione del nuovo Pontefice. Le congregazioni generali, riunioni di tutti i cardinali nel Palazzo apostolico vaticano, presiedute dal cardinale decano o, se impossibilitato, dal vice-decano, deliberano sulle questioni ritenute più urgenti o importanti. Quelle ordinarie e di minore rilievo sono invece discusse dalle congregazioni particolari. Vi è infine il conclave (“con la chiave”), che indica il luogo chiuso in cui si tiene l’assemblea e la procedura seguita per l’elezione del Papa. Nel raccoglimento della Cappella Sistina, ricevendo ispirazione dallo Spirito Santo, i cardinali designano il nuovo Vicario di Cristo, il cui nome sarà poi annunciato al mondo dal cardinale proto-diacono (attualmente il francese Jean-Louis Tauran). Il Pontefice può inoltre demandare a un cardinale di rappresentarlo in qualche solenne celebrazione o assemblea come Legato a latere, oppure affidargli un determinato incarico pastorale come suo Inviato speciale. Oltre alla funzione consultiva nei concistori, e quella elettiva nel conclave, il cardinale deve promuovere in ogni luogo e in ogni tempo la virtù a maggior gloria di Dio e per l’esaltazione della Santa Chiesa. “Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull’aiuto di Cristo”, scriveva Giovanni Paolo II nella "Novo millennio ineunte". Araldi del Vangelo e difensori della fede, i cardinali hanno traghettato insieme al Papa la barca della Chiesa nel Terzo millennio e con lui la guidano a prendere il largo e ad annunciare il nome di Cristo fino agli estremi confini della Terra.

Luca Caruso, Korazym.org

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