venerdì 22 febbraio 2013

Esercizi spirituali. Card. Ravasi: il sacerdote deve essere presente nella società, proprio perché è il tramite tra Dio e il popolo deve avere la libertà da ogni vincolo ed interesse concreto, non deve partecipare, non deve lasciarsi impastoiare nelle questioni della politica, pur essendo presente con la sua testimonianza

Penultimo giorno di meditazioni in Vaticano. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, incaricato di predicare gli Esercizi spirituali al Papa e alla Curia romana, ha posto l’accento sulla figura del sacerdote ma anche sulla famiglia e gli anziani. Sono due Salmi, il 16 e il 73, a guidare la prima meditazione odierna. Due testi sacerdotali che hanno al termine un messaggio quaresimale. In entrambi si confessa la debolezza, il peccato, ma poi si guarda alla meta finale che è la comunione perfetta con Dio. Raccontando le caratteristiche del sacerdote nella Torah, il cardinale si sofferma proprio su un punto fondamentale: “Il sacerdote deve essere presente nella società, proprio perché è il tramite tra Dio e il popolo deve avere la libertà da ogni vincolo ed interesse concreto, non deve partecipare, non deve lasciarsi impastoiare nelle questioni della politica, pur essendo presente con la sua testimonianza”. Dio quindi basta a tutto e, infatti, al termine del Salmo 16 c’è la professione di fede. La fede nell’immortalità che è unione piena, mistica, abbraccio con Dio, amore totale per il nostro amato. Un concetto di immortalità che oggi è decisamente diverso perché, nella società attuale, si è cancellata l’idea della morte: “L’immortalità della società contemporanea è cercare di vivere più a lungo, cercare di sanare gli organi, ricambiarli come una macchina e continuare a vivere. Questa concezione dell’immortalità è una concezione misera, già nella 'Spe salvi', Benedetto XVI ci ricordava che l‘eternità non è una continuità di tempo senza fine. Potrebbe invece essere anche una maledizione continuare senza poter avere una meta, in una sorta di movimento continuo e perpetuo”. Nel Salmo 73 si indica nelle “cose sante di Dio” la via per tornare a Lui. Dopo la crisi vocazionale, crisi che può toccare anche il fedele, si ritrova la strada e prima di tutto nella preghiera, nella fiducia completa e nell’abbandono ai progetti che il Signore riserva per noi, ma in particolare nella purezza della fede. Una via che porta all’essere abbracciati in Dio, “anche se la mia carne e il mio cuore – dice il card. Ravasi – verranno meno, io sarò con Lui”. “Questi sacerdoti ci hanno invitato un po’ ad una certa serenità anche nel realismo della nostra vita, anche nelle nostre cadute – nelle cadute spirituali, nelle cadute della nostra esistenza – è un po’ l’impasto della nostra vita. Però, dall’altra parte - come messaggio ultimo - ci offrono il messaggio dell’oltre: il saper guardare più in avanti e più in là, verso quella meta ultima. Qui abbiamo, perciò, un messaggio che potremmo chiamare pasquale!”. Al centro della seconda meditazione odierna, il card. Ravasi pone la famiglia e ricorda l’efficace definizione data dal sociologo Levi-Strauss, famiglia come “unione più o meno durevole ma reperibile in ogni società”. Nonostante le prove che affronta, soprattutto la mancanza drammatica di lavoro, oggi si vive pure di solitudini: “La società contemporanea, purtroppo, ha adottato come emblema la ‘porta blindata’: si ha paura di tutto ciò che sta fuori. Una volta, anche nella nostra tradizione, era il cortile delle case condominiali il luogo dove si viveva, le porte erano aperte e c’era una comunicazione. Il riso e le lacrime erano condivise: adesso, invece, è proprio una ‘fiamma isolata’, sono però ‘fiamme’ anche di calore, non soltanto che bruciano e devastano”. E quindi nel Salmo 128 si nota come il padre sia colui che mantiene la famiglia, la madre sua “vite feconda”, colei che è “nell’intimità della casa”: “Un’intimità che non è fatta solo – evidentemente – di sessualità anzi, la cultura contemporanea, la società contemporanea, ha spezzato una collana che era fatta di tre anelli. Primo anello: la sessualità; ma la sola sessualità è anche animale e non basta. Secondo anello: l’uomo è capace di eros, che non è la pornografia, l’eros è la scoperta della bellezza, del fascino, del sentimento, della passione, della volontà di stare insieme, la meraviglia dello sguardo del volto. Però, non basta. L’uomo è capace – e così chiude il ciclo della collana – di amore”. E poi i figli, segni della creazione e della storia della salvezza che continua, e anche gli anziani, presenti ripetutamente nel Salterio. Di loro si ricorda quanto siano testimoni, voce “del braccio della tua potenza”. Infine, concludendo la meditazione, Ravasi ha recitato un antico inno tibetano: “il corpo del vecchio è un prezioso scrigno di canti di fede”.

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