sabato 14 gennaio 2012

Con un libro Monti spiega la sua ricetta economica a Benedetto XVI. Il pensiero del card. Ratzinger sull'Europa e le sue radici nel 1992

E' nello scambio di doni, al termine della prima udienza del Papa al presidente del Consiglio italiano Mario Monti, il momento che si possono comprendere i punti di vista di Benedetto XVI e del premier. Monti regala al Papa un libro del Poligrafico dello Stato e poi un suo libro, “Il governo dell’Economia e della Moneta”, una sua raccolta di saggi del 1992, un libro, ha detto Monti, "sul governo dell'economia mondiale, i cui temi rispecchiano lo spirito della nostra precedente discussione". Aggiunge poi il premier: “E’ stato pubblicato proprio mentre lei parlava di Europa”. Da tempo, Joseph Ratzinger si dedicava alla perdita di radici dell’Europa. Riflessioni che gli venivano dai primissimi anni del suo sacerdozio, dalla breve esperienza come viceparroco, che lo aveva portato poi a scrivere un saggio su “I nuovi pagani e la Chiesa”, pubblicato in Italia nel libro “ll nuovo popolo di Dio”, pubblicato in Italia proprio nel 1992. Joseph Ratzinger non si riferiva all’ateismo orientale, ma al “paganesimo intraecclesiale che segna i popoli occidentali della cristianità, dove dal Medioevo con l’identificazione tra Chiesa e mondo l’appartenenza alla Chiesa è diventata necessità politico-culturale”. Erano le radici di un discorso che lo avrebbe portato a parlare della provvidenzialità della demondanizzazione della Chiesa durante l’ultimo viaggio in Germania. D’altronde, già in nel simposio “Chiesa ed economia e dialogo” del 1985, in un intervento intitolato “Market, economics and Ethics”, il card. Ratzinger sottolineava che “non possiamo più guardare ingenuamente al sistema liberale capitalistico (anche con tutte le correzioni che ha sin qui ricevuto) come la salvezza del mondo. Non siamo più nell’era di Kennedy, con il suo ottimismo della pace; il problema del Terzo mondo interroga il sistema forse in maniera parziale, ma non sono senza fondamento. Una autocritica delle confessioni cristiane riguardo l’etica politica ed economica è una delle prime cose da fare”. Il 1992 era anche l’anno della pubblicazione di “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti”, in cui Joseph Ratzinger, in cui ritorna sempre la riaffermazione del senso pubblico dell’ethos cristiano, rilevava: “Una società, che nella sua fisionomia istituzionale è costruita su basi agnostiche e materialistiche e autorizza l’esistenza di tutte le restanti possibili convinzioni soltanto a condizione che rimangano confinate al di sotto della soglia di quanto è pubblico e ha rilevanza civile, non sopravvive a lungo”. Nel suo libro, Monti disegnava invece l’architettura della nuova Europa. Definiva dei meccanismi di controllo dell’economia, si spendeva in favore dall’antitrust, ma allo stesso tempo sottolineava che c’era la necessità di “più mercato, meno politica”. Una linea liberistica, insomma, ma temperata. Dopo una prima regolamentazione, il mercato deve essere lasciato libero di agire. Di certo, una linea diversa da quella di Benedetto XVI, che nella "Caritas in veritate" ha auspicato “una autorità mondiale con competenze universali”, ovvero una autorità pubblica a competenza universale, che sia in grado di dare regole condivise alla finanza globale e che sia veramente rappresentativa di tutti i popoli coinvolti".

Andrea Gagliarducci, Korazym.org
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