Il Papa in Messico e a Cuba. Gli oppositori al governo Castro gli scrivono: ci aiuti. Il card. Ortega lavora per aiutare chi si trova in carcere

Il card. Jaime Ortega, presidente dell’Episcopato di Cuba, su mandato del Vaticano, in questi giorni sta lavorando dietro le quinte per aiutare gli oppositori del regime castrista che si trovano in carcere. La speranza è che il viaggio di Benedetto XVI a L’Avana possa portare effetti benefici anche a loro. Esattamente come accadde nel 1998, in occasione dell’arrivo di Giovanni Paolo II, quando furono fatti uscire circa duecento persone. Intanto Guillermo Farinas, uno degli oppositori più noti, ha scritto una lunga lettera a Papa Ratzinger per chiedergli di esercitare pressioni sul presidente Castro affinché vengano rispettati i diritti umaniLa lettera divisa in cinque punti fa spesso riferimento alla mancanza di libertà personale e alle difficoltà che la gente sperimenta ogni giorno da più di cinquant’anni. Nel testo della missiva, apparso su El Nuovo Herald, viene lanciato un appello a Sua Santità, «"iscepolo di Gesù Cristo, un povero falegname senza ricchezza materiale ma multi milionario dal punto di vista spirituale": "Noi speriamo che nelle omelie lei possa mettersi a fianco di milioni di cubani criticando quella manciata di cubani che detiene il potere". E ancora: "Il ruolo del Vescovo di Roma è di stare dalla parte delle vittime e non appoggiare mai chi le perseguita". Guillermo Farina, al quale l'Unione Europea ha attribuito il Premio Sakharov nel 2010, è stato arrestato due anni fa assieme ad un nutrito gruppo di dissidenti mentre si apprestava a organizzare una protesta. Intanto il card. Jaime Ortega si sta muovendo con circospezione e diplomazia seguendo il sentiero della Realpolitik che in passato ha aiutato la Chiesa a risolvere diversi casi impossibili nei Paesi dell’Est Europa, ai tempi della cortina di ferro. La scorsa settimana il cardinale ha fatto visita in carcere a Ernesto Perez Borges, attualmente detenuto nel Combinado del Este a L'Avana, dove sta scontando una pena di 30 anni per il reato di spionaggio. A lui ha chiesto di mettere fine allo sciopero della fame iniziato il 10 febbraio. Nel corso di una lunga conversazione, ha riferito il padre di Jaime Ortega ad un quotidiano locale, lo avrebbe convinto a non mettere a repentaglio la sua vita. Il suo fisico è particolarmente debilitato per via dei precedenti digiuni e i medici sono molto preoccupati. La morte in carcere di un dissidente proprio durante il viaggio del Papa sarebbe una immagine devastante per il Paese che spera di mostrare un volto aperto e proiettato al futuro. Ortega ha in programma colloqui con il presidente Raul Castro proprio per trovare una soluzione negoziata al caso. Alcuni giorni fa davanti al carcere Combinado del Este si è tenuta una piccola manifestazione a sostegno della famiglia di Perez Borges.

Franca Giansoldati, Il Messaggero

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