Card. Hon: perseguire la riconciliazione in Cina in modo prudente e discreto. Maggior libertà religiosa farebbe crescere la reputazione internazionale

In Cina è atteso il cambio al vertice del partito comunista, nel congresso di autunno Xi Jinping sostituirà Hu Jintao come segretario generale: il cambio di leadership potrà migliorare le relazioni tra il governo e la Chiesa Cattolica? "Speriamo e preghiamo per questo. Spero ci sia dialogo perché nessun problema può essere risolto senza dialogare". Il card. John Tong Hon (nella footo con Benedetto XVI), vescovo di Hong Kong, dimostra meno dei suoi 72 anni, ha appena finito di celebrare la Messa e nella sagrestia del Santuario “Santa Maria Regina degli Apostoli” a Roma, sorride appena mentre spiega la cosa fondamentale: "Il dialogo sincero deve quantomeno mirare a trovare una soluzione in cui tutti siano vincitori". L’espressione è significativa, una soluzione “win win”: la riconciliazione, da perseguire "in modo prudente e discreto", conviene a tutti. Il cardinale cinese, dopo il Concistoro di febbraio, aveva preso contatti con esponenti del governo e spiegato subito la sua linea: "Se ai cattolici in Cina fosse data piena libertà religiosa, non solo essi potrebbero contribuire con più frutto al benessere della società, ma farebbero guadagnare alla loro patria una reputazione più alta nella comunità internazionale". Qualcosa si muove, nella secolare e altalenante storia dei rapporti tra la Santa Sede e il “Regno di mezzo” di padre Matteo Ricci. Ieri mattina il vescovo di Hong Kong ha “preso possesso” della parrocchia romana che gli è stata assegnata come nuovo cardinale. Davanti ai fedeli romani e qualche cinese, ha salutato i suoi nuovi parrocchiani in italiano, celebrato la messa in latino, pronunciato l’omelia in inglese. "Papa Benedetto XVI, nel crearmi cardinale, mi ha incoraggiato nel proseguire il ruolo affidato alla Chiesa di Hong Kong: essere un ponte tra la Chiesa in Cina e la Chiesa universale". Dopo una serie di ordinazioni episcopali illegittime, e cioè senza il permesso del Papa, quelle della cosiddetta “chiesa patriottica” controllata dal regime, il 19 aprile a Nanchong (Sichuan) si è tornati ad ordinare un vescovo, Giuseppe Chen Guangao, approvato dalla Santa Sede fin dal 2010. Da oggi si riunirà di nuovo in Vaticano la Commissione sulla Cina voluta da Benedetto XVI: per preparare, anche lì, l’Anno della fede indetto dal Pontefice in tutto il mondo. Del resto, nonostante tutto, la Cina è un realtà in crescita. Solo nel giorno di Pasqua, sono state battezzate 22.204 persone. Dai "3 milioni del 1949", spiega il card. Tong, i fedeli "sono diventati oggi 12 milioni". Certo i problemi restano, sillaba il porporato: "La Cina si è aperta al mondo e sta sviluppando una forte economia, con un progresso enorme e molto visibile. Ma la sua politica religiosa è ancor molto ristretta, sebbene in Cina ci sia una sola Chiesa Cattolica, essa deve affrontare non poche difficoltà, di cui le principali sono il controllo da parte del governo, la libertà limitata di azione e la disunione tra i suoi fedeli che hanno bisogno di riconciliazione". Il cardinale ricorda che ci sono i "vescovi illegittimi" nonché "una dozzina di preti e vescovi ancora in prigione", e cita una lettera che gli ha inviato un vescovo della Cina Continentale: "In ogni Paese socialista, il governo cerca un suo metodo di controllo: facendo uso di cattolici solo di nome, stabilisce un’organizzazione al di fuori delle strutture della Chiesa, per controllare la Chiesa stessa. L’Associazione patriottica cinese è un esempio di questo". Ecco il punto: "Il governo cinese spinge verso la creazione di una chiesa nazionale e tramite l’Associazione patriottica cerca di raggiungere questo obiettivo anche con metodi oppressivi". Una situazione che "sembra scoraggiante ma non è disperata: perché il Signore è presente e opera". Uomo di dialogo e insieme realista, il neocardinale Tong riassume la situazione della Chiesa in Cina con tre aggettivi: "Meravigliosa, difficile e possibile".

Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera.it

“Confido in un dialogo sincero con il governo cinese”

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