Dieci anni fa in Vaticano la riunione a porte chiuse dei vescovi statunitensi e il vertice della Curia per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali

Il 24 aprile del 2002 verso le undici di sera la Stampa della Santa Sede era insolitamente aperta ed affollatissima. Si svolgeva la conferenza più attesa degli ultimi anni. Con il portavoce Joaquín Navarro-Valls, c’erano il card. Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo di Washington, il card. James Francis Stafford, arcivescovo emerito di Denver e presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il vescovo Wilton Daniel Gregory, Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America. I vescovi degli Usa venivano da due giorni intensi di incontri con il Papa e la Curia sulla scandalo pedofilia. Il giorno prima, il 23 aprile del 2002, Giovanni Paolo II in Vaticano aveva aperto un incontro che non avrebbe certo mai immaginato di dover fare due anni dopo il Grande Giubileo. 12 cardinali degli Stati Unititi erano stati convocati per parlare dello scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni membri del clero. Si apriva così ufficialmente quella che è stata considerata la più grave crisi nella storia contemporanea della Chiesa Cattolica. Ma la forza di quella decisione, fortemente sostenuta dall’attuale Pontefice, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e forse il più informato sulla situazione, ha portato i suoi frutti. Intanto Giovanni Paolo II aprì l’incontro ricordando che “gli abusi sui giovani sono un grave sintomo di una crisi che colpisce non solo la Chiesa, ma anche la società nel suo insieme. È una crisi della moralità sessuale dalle radici profonde, crisi persino dei rapporti umani, e le sue vittime principali sono la famiglia e i giovani". E questo è certamente uno dei principi di fondo da cui partire per il risanamento all’interno della Chiesa e nella società. Perché certo il problema non è ecclesiale, ma sociale. Emergono questioni come: che cosa è successo all’uomo negli ultimi decenni che possa motivare una deriva sessuale che sembra totalmente impossibile da affrontare? Perché la sessualità è diventata sempre più da dono a mezzo di potere? All’inzio degli anni 2000 la questione negli Usa era esplosa con violenza per una compagna mediatica a Boston. Nel tempo si scoprì che non in tutti i casi riportati si poteva parlare di “abusi”, ma certo il problema era gravissimo, come insomma se la coscienza di alcuni frange del mondo ecclesiale fosse totalmente sopita. Giovanni Paolo II aveva affrontato il tema nella lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo: tutti “siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l’Ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del 'mysterium iniquitatis' che opera nel mondo. Sorgono così scandali gravi, con la conseguenza di gettare una pesante ombra di sospetto su tutti gli altri benemeriti sacerdoti, che svolgono il loro ministero con onestà e coerenza, e talora con eroica carità”. I vescovi statunitensi alla fine dell’incontro inviarono un messaggio ai loro fedeli. C’era una ammissione di responsabilità collettiva: “Siamo dispiaciuti che la vigilanze episcopale non sia stata in grado di preservare la Chiesa da questo scandalo”. Ecco una delle cause che poi si sono ritrovate in situazioni simili in altre nazioni: la vigilanza episcopale. Il comunicato finale dei lavori era un programma di lavoro con dei principi di base. Non solo si metteva in luce la gravità del crimine, la vicinanza alle vittime, l’importanza di prendere coscienza del problema nonostante i casi fossero pochi ma si era posta l’attenzione “sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia”. E si ricordava che “i Pastori della Chiesa devono chiaramente promuovere il corretto insegnamento morale della Chiesa e rimproverare pubblicamente le persone che diffondono dissenso e gruppi che propongono approcci ambigui nella cura pastorale”. Occasione di purificazione quindi e di ricordare “l'immenso bene spirituale, umano e sociale, che la maggioranza dei sacerdoti e religiosi negli Stati Uniti hanno compiuto e stanno tuttora compiendo”. Seguivano delle proposte operative, dalla visite apostoliche alla idea di “un procedimento speciale per i casi che non sono notori ma nei quali il vescovo diocesano considera il sacerdote un pericolo per la protezione di bambini e giovani, al fine di evitare grave scandalo in futuro e di salvaguardare il bene comune della Chiesa”. Lo scorso 13 aprile il rapporto annuale sull’attuazione e lo sviluppo del "Charter for the Protection of Children and Young People" parla di risultati che dimostrano il costante sforzo per assicurare protezione. I vescovi hanno rispettato le regole stabilite dalla Carta,con delle novità, come l’introduzione del reato di pornografia infantile e l’equiparazione dell’abuso su incapace a quello su minore. L’arcivescovo di New York e presidente dei vescovi Usa, Timothy Michael Dolan, ha detto: “Anche se la maggioranza delle denunce riguarda il passato, la Chiesa deve continuare a vigilare. Essa deve continuare a fare tutto quanto sia possibile affinché gli abusi non si ripetano. Tutti dobbiamo continuare a lavorare per una piena guarigione e riconciliazione con le vittime".

Angela Ambrogetti, Korazym.org

Dieci anni fa Giovanni Paolo II riuniva a porte chiuse i cardinali statunitensi e il vertice della Curia per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali su minorenni da parte di membri del clero

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