martedì 18 settembre 2012

La Santa Sede attende la risposta della Fraternità San Pio X, disponibile a discutere di questioni pastorali e disciplinari ma non dottrinali

La risposta del vescovo Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X, al preambolo dottrinale che gli è stato consegnato in Vaticano lo scorso 13 giugno non è ancora arrivata a Roma. "È chiaro che la palla adesso è nel campo della Fraternità", aveva commentato all’indomani dell’incontro il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Si sapeva del resto che difficilmente una risposta sarebbe potuta arrivare prima del capitolo generale dei lefebvriani, celebrato all’inizio di luglio. E anche se ora sono già passati oltre tre mesi dalla consegna del documento dottrinale, Oltretevere non sembrano avere fretta. Innanzitutto non bisogna dimenticare che successivamente a quell’incontro del 13 giugno, il Papa ha cambiato il vertice della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" che si occupa del dialogo con i lefebvriani, nominando l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller al posto del dimissionario card. William Levada come Prefetto; e l’arcivescovo Joseph Augustine Di Noia come vicepresidente di "Ecclesia Dei". Gli interlocutori romani con cui Fellay si troverà a confrontarsi non sono dunque più gli stessi di tre mesi fa. Inoltre, la Santa Sede sa bene quanto sia delicata la situazione interna alla Fraternità San Pio X: conosce l’esistenza di una fronda contraria all’accordo con Roma, come pure sa, d’altra parte, che un gruppo non piccolo di sacerdoti non vuole essere penalizzato dalle scelte oltranziste di alcuni. C’è fermento in alcuni distretti lefebvriani in America Latina, e si attende anche una sanzione contro il vescovo Richard Williamson, ormai in rotta di collisione con Fellay. Fino ad ottobre, dunque, è assai probabile che dal Vaticano non partano sollecitazioni per richiedere al superiore della San Pio X la risposta sul preambolo. Come si ricorderà, nel giugno scorso Fellay, oltre al preambolo dottrinale, formulato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvato dal Papa, contenente anche alcune modifiche suggerite dallo stesso superiore lefebvriano, ma non tutte quelle da lui desiderate, aveva ricevuto anche una bozza di proposta per la regolarizzazione canonica della Fraternità come prelatura personale. Da quanto apprende Vatican Insider, l’attesa risposta di Fellay dovrebbe essere ancora interlocutoria e contenere alcune condizioni. Se si tratterà di richieste che riguardano la pastorale o la disciplina, la Santa Sede è disposta a prenderle in considerazione. Dopo il capitolo di luglio erano state messe a punto alcune condizioni. Le prime tre, considerate "irrinunciabili", riguardavano la "libertà" di "correggere, riprendere, anche pubblicamente, i fautori di errori o delle novità del modernismo, del liberalismo, del Concilio Vaticano II e delle loro conseguenze". La seconda riguardava "l’uso esclusivo della liturgia del 1962". La terza, "la garanzia di almeno un vescovo". Altre condizioni, meno vincolanti, erano la possibilità di avere tribunali ecclesiastici propri di prima istanza; l’esenzione delle case della Fraternità dal rapporto con i vescovi diocesani. Su molti di questi punti, l’accordo è possibile e la Santa Sede è disposta a discutere, per apportare modifiche alla bozza riguardante la futura sistemazione canonica della San Pio X. Non è più possibile, invece, aprire dibattiti sulle questioni dottrinali formulate nel preambolo. Ai lefebvriani è chiesto di accettare il Motu Proprio "Summorum Pontificum" e dunque, pur se sarà loro garantito di celebrare sempre con il Messale antico (forma straordinaria del rito romano), dovranno riconoscere che la forma ordinaria è quella scaturita dalla riforma post-conciliare, la cui validità e liceità non potrà essere messa in dubbio.

Andrea Tornielli, Vatican Insider
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