sabato 15 dicembre 2012

Vian: per l'ampiezza dello sguardo si è tentati di definire una piccola Enciclica il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. L'azione della Chiesa nel promuovere i principi iscritti nella natura umana è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa

"Aiuta la costruzione della pace anche il riconoscimento del principio dell'obiezione di coscienza di fronte a leggi che introducono attentati alla dignità umana come l'aborto e l'eutanasia". Lo sottolinea L'Osservatore Romano nell'editoriale, a firma del direttore Giovanni Maria Vian, dedicato al Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2013. Un documento che, afferma Vian, "per l'ampiezza dello sguardo si è tentati di definire una piccola Enciclica". E nel testo, rileva il direttore, il Papa ricorda i 50 anni della "Pacem in terris" di Giovanni XXIII che ci apprestiamo a celebrare. Come allora, rileva Vian, "il contesto mondiale è segnato da conflitti e venti di guerra causati e rinforzati da fenomeni più volte denunciati, non solo dalla Santa Sede, e di nuovo enumerati: dal capitalismo finanziario sregolato al terrorismo sino ai fondamentalismi e ai fanatismi che sfigurano il volto autentico della religione". "Non bisogna tuttavia rassegnarsi - si legge ancora nell'editoriale - alla durezza ispirata dai criteri di potere o di profitto". In proposito Vian rileva che "il Papa rilancia e rinnova uno dei più efficaci slogan di Paolo VI, perfetto per un tweet: 'La pace non è un sogno, non è un'utopia: è possibile'". Ma, ribadisce l'editoriale, "precondizione della pace è il riconoscimento della legge morale naturale, ferita da tendenze che vogliono codificare arbitrii come il preteso diritto all'aborto e all'eutanasia che invece sono minacce al diritto fondamentale alla vita. Allo stesso modo, i tentativi di rendere giuridicamente equivalenti alla struttura naturale del matrimonio forme di unione diverse lo destabilizzano di fatto e ne danneggiano l'insostituibile ruolo sociale". E se "il testo papale dichiara che questi principi non sono verità di fede nè derivano dal diritto primordiale alla libertà religiosa, ma sono iscritti nella natura umana, riconoscibili con la ragione e comuni a tutta l'umanita'", "l'azione della Chiesa nel promuoverli non è confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa". Una sottolineatura fatta anche dal Papa nel Messaggio che, conclude l'articolo, "non è certo nuova, ma appare molto significativa oggi e suona come una conferma evidente della linea di quei cattolici che in diversi Paesi sono stati e sono capaci di favorire, in questa battaglia culturale a sostegno di principi comuni a tutti, la convergenza di credenti e non credenti di diverse appartenenze religiose e ideali". "Così - rileva l'articolo - sta avvenendo in Francia, dove attorno alle posizioni della Chiesa Cattolica contraria al matrimonio omosessuale si stanno ritrovando ortodossi e protestanti, ebrei, musulmani, intellettuali laici". L'articolo si sofferma anche sul tema della libertà religiosa, affrontato nel testo con grande energia da Papa Ratzinger, in particolare riguardo alla situazione dei paesi di piu' antica evangelizzazione, quindi a partire dall'Europa. Un tema, scrive Vian, "specialmente caro anche alle Chiese sorelle dell'ortodossia, come ha sottolineato nella festa di Sant'Andrea il patriarca Bartolomeo". Essa, ricorda il giornale della Santa Sede commentando il Messaggio papale, "va promossa non soltanto come libertà da costrizioni di qualsiasi tipo ma, da un punto di vista positivo, come libertà di espressione pubblica della religione". "Accanto ai temi biopolitici e a quelli che riguardano l'ineliminabile dimensione sociale della fede Benedetto XVI - rileva ancora il direttore del quotidiano vaticano - colloca la critica al liberismo radicale e alla tecnocrazia e la difesa del diritto al lavoro. Per auspicare che temi come la strutturazione etica dei mercati e la crisi alimentare restino al centro dell'agenda politica internazionale. Ma nella convinzione - conclude l'editoriale - che il ruolo della famiglia e quello dell'educazione restano fondamentali. Su un tema, la pace, che davvero riguarda tutti".

Agi

Quasi una piccola Enciclica
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