Conferenza stampa sulle prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Mons. Paglia: la famiglia è ancora una buona notizia per il mondo di oggi, ma per i giovani è più un peso che una prospettiva. Per le convivenze non familiari soluzioni nel diritto privato e patrimoniali

“La famiglia c’è, al di là dei catastrofismi”. Ad assicurarlo è stato mons. Vincenzo Paglia (nella foto con Benedetto XVI), presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella sua prima conferenza stampa in questa veste, svoltasi oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede sul tema "Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012". “Anche se non si vede - ha detto il vescovo - la stragrande maggioranza delle nostre famiglie vive una condizione di difficoltà, anche economica, e tuttavia resta un sostegno. Se oggi, in Italia e altrove non ci fossero le famiglie, non so i giovani che non trovano lavoro dove andrebbero”. In Italia, ha ricordato mons. Paglia riferendosi ad una ricerca fatta in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio, civile o religioso che sia, mentre solo il 20% opta per la convivenza. In Francia, “i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita”. Questo vuol dire, ha commentato mons. Paglia, che “la famiglia è ancora una buona notizia per il mondo di oggi”, come ha detto il Papa a Milano. Eppure, “il desiderio di famiglia - l’analisi del presule - oggi è stroncato da una cultura che privilegia l’individuo alla società, l’io al noi, i diritti dell’individuo a quelli della famiglia”. “La cultura ha abbandonato la famiglia”. Secondo mons. Paglia “oggi i giovani non si sposano perché la famiglia è sentita più come un peso, che come una prospettiva”. “Oggi è normale pensare che non è più possibile un amore per sempre”, la denuncia del vescovo, che si è chiesto: “Perché si può dire ‘for ever’ per la propria squadra di calcio e non per la propria moglie o il proprio marito? È evidente che qualcosa non funziona”. Di qui la necessità di una “attenta riflessione culturale”, affinché la famiglia “sia posta al centro della politica, dell’economia, della cultura”. Un obiettivo, questo, che il Pontificio Consiglio della famiglia si propone di perseguire rilanciando la “Carta dei diritti” della famiglia, a 30 anni dalla sua pubblicazione. L’appuntamento è per il 14 febbraio, quando mons. Paglia si recherà all’Onu “per portare e sottolineare, nella piazza dei popoli, questo patrimonio dell’umanità che è la famiglia, che ha bisogno non solo di essere sostenuta, ma anche riconosciuta nei suoi diritti” e che invece è minacciata “dall’io che pretende di avere diritti senza limiti, che rischia di avvelenare, di sgretolare il complesso della società”. Nell’incontro del 14 febbraio a New York, si darà anche avvio al cammino di preparazione al VIII Incontro  Mondiale delle >Famiglie, in programma a Philadelphia nel 2015. C’è il matrimonio che ha “una tradizione chiara nel diritto”, e c’è poi “l’arcipelago delle altre convivenze non familiari”, per le quali “è bene che si cerchino soluzioni nel diritto privato e soluzioni patrimoniali, un terreno che la politica dovrebbe cominciare a percorrere”. “Il crocevia dello Stato e della società è l’intreccio delle generazioni”, ha affermato il vescovo, secondo il quale “non dobbiamo pensare che il matrimonio sia giustificato solo dall’affetto: l’autosufficienza del sentimento non giustifica il matrimonio”. Il matrimonio, infatti, “è giustificato certo dall’amore, ma ha una struttura pubblica che non può essere allentata. Che poi ci siano diritti individuali da garantire, è bene che si percorra anche questa strada”. “L’uomo e la donna - ha aggiunto mons. Paglia - sono per la famiglia. Gli altri affetti non giustificano il matrimonio, perché quest’ultimo implica un amore coniugale e quindi la generatività. Se per matrimonio intendiamo qualunque affetto, allora abbiamo distrutto tutto e abbiamo perso tutti”. “Attenzione a non mettersi su piani inclinati per dare risposte a ragioni che non siano quelle di una civiltà matura e responsabile”. Così mons. Paglia ha risposto al dibattito suscitato in Francia sulla legge relativa al matrimonio gay. “Se un’importante autorità governativa - ha commentato il presule - dice che con questa legge si vuole cambiare la civiltà, con una legge approvata dalla maggioranza, è evidente che si nasconde qualcos’altro”. “Onore, dunque, ai vescovi francesi” che hanno avuto “il coraggio di aprire un dibattito e sono a loro volta rimasti sorpresi dalle adesioni di altri, compreso il Gran Rabbino, uomini di cultura per nulla credenti, i rappresentanti dei luterani e dei musulmani francesi. È questa la via: dobbiamo tornare a pesare, prima di decidere per altri motivi”. Per i cristiani, infatti, “la vittoria è nella verità”, ha ricordato mons. Paglia che ad una domanda sulle unioni omosessuali ha citato Giorgio Gaber: “L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due persone differenti non c’è futuro”. “Il rispetto per la verità - ha precisato il vescovo - non richiede l’abolizione delle differenze: esiste una pari dignità tra tutti i figli di Dio, l’uguaglianza è nella dignità, che è intoccabile”. Ciò che per la Chiesa non è accettabile è “quell’ugualitarismo malato che abolisce ogni differenza”.

SIR

CONFERENZA STAMPA SUL TEMA "DA MILANO A PHILADELPHIA: LE PROSPETTIVE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA. PRESENTAZIONE DEGLI ATTI DI MILANO 2012"

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