Il Papa: qui è disegnato il dramma dell’esistenza umana segnata da un tragico destino e dalla nostalgia di Dio, della sua misericordia e del suo amore, che offrono luce, senso e speranza anche nel buio. La fede ci offre questa prospettiva che non è illusoria, ma reale

"Anzitutto saluto il Signor Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Giorgio Napolitano, e lo ringrazio per le intense espressioni che mi ha rivolto; in questi sette anni - come ha ricordato - ci siamo incontrati più volte e abbiamo condiviso esperienze e riflessioni" ha esordito Papa Benedetto XVI dopo il concerto in Aula Paolo VI. Nelle opere di Giuseppe Verdi “colpisce sempre come egli abbia saputo cogliere e tratteggiare musicalmente le situazioni della vita, soprattutto i drammi dell’animo umano, in modo così immediato, incisivo ed essenziale come raramente si trova nel panorama musicale”. “Affrontando il tema del destino - ha proseguito - Verdi si trova ad affrontare direttamente il tema religioso, a confrontarsi con Dio, con la fede, con la Chiesa; ed emerge ancora una volta l’animo di questo musicista, la sua inquietudine, la sua ricerca religiosa”. Papa Benedetto ha quindi ripreso le due versioni de “La forza del destino”, “quella del 1862 per San Pietroburgo e quella del 1869 per ‘La Scala’ di Milano”, nelle quali “i finali cambiano: nella prima don Alvaro termina la vita suicida, rifiutando l’abito religioso e invocando l’inferno; nella seconda, invece, egli accoglie le parole del Frate Guardiano a confidare nel perdono di Dio e l’opera termina con le parole ‘Salita a Dio’”.
“Qui - ha sottolineato il Pontefice - è disegnato il dramma dell’esistenza umana segnata da un tragico destino e dalla nostalgia di Dio, della sua misericordia e del suo amore, che offrono luce, senso e speranza anche nel buio. La fede ci offre questa prospettiva che non è illusoria, ma reale”. “Questa - ha precisato - è la forza del cristiano, che nasce dalla morte e risurrezione di Cristo, dall’atto supremo di un Dio che è entrato nella storia dell’uomo non solo con le parole, ma incarnandosi”. Infine, la “Terza” sinfonia, nella quale “Beethoven esprime musicalmente l’ideale dell’eroe portatore di libertà e di uguaglianza, che è davanti alla scelta della rassegnazione o della lotta, della morte o della vita, della resa o della vittoria; e la Sinfonia descrive questi stati d’animo con una ricchezza coloristica e tematica fino ad allora sconosciuta”. Nella “celebre Marcia funebre”, ha puntualizzato il Papa, “il pensiero sulla morte invita a riflettere sull’al di là, sull’infinito”. “La ricerca di senso che apra ad una speranza solida per il futuro - ha concluso - fa parte del cammino dell’umanità”.

SIR

CONCERTO OFFERTO IN ONORE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI E DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO - il testo integrale del discorso del Papa
 

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