giovedì 25 ottobre 2012

Al via il vero processo di Vatileaks: il giudice ha la toga bianca. Benedetto XVI punta a fare pulizia nei Palazzi e ha cominciato con il Concistoro

Questa volta il Papa ha fatto tutto da solo. Senza l’intromissione del Segretario di Stato Tarcisio Bertone e senza quella, sicuramente meno invadente, del card. Camillo Ruini. La mano di Benedetto XVI, attento a far quadrare i conti dei cardinali elettori e a non sforare il limite imposto da Paolo VI di centoventi porporati sotto gli ottant’anni, è l’unica ad aver compilato la lista delle sei nuove berrette. Per alcuni una sorta di sentenza bis nella vicenda Vatileaks. L’annuncio a sorpresa del Concistoro, infatti, è giunto proprio l’indomani la pubblicazione delle motivazioni della condanna a un anno e sei mesi per furto aggravato emessa dal Tribunale Vaticano nei confronti di Paolo Gabriele. Chi ha raccomandato l’ex maggiordomo papale? Chi è il primo porporato ad aprire la lista del mini concistoro indetto da Benedetto XVI per il prossimo 24 novembre? Il nome è lo stesso: James Michael Harvey (foto), attuale Prefetto della Casa Pontificia, che il Papa, ieri mattina, ha indicato come futuro Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura. Harvey, tra l’altro, era stato confermato al vertice della Prefettura della Casa Pontificia proprio da Papa Ratzinger, all’inizio del 2010, per un terzo quinquennio. La scadenza naturale del suo mandato sarebbe scattata, quindi, all’inizio del 2015. Dopo quasi tre anni, invece, Benedetto XVI ha deciso diversamente e ha preferito rinnovare completamente la Prefettura della Casa Pontificia. La partenza di Harvey, infatti, si somma a quella dell’ex numero due mons. Paolo De Nicolò, pensionato da Papa Ratzinger in piena bufera Vatileaks, il 4 agosto scorso, e sostituito da padre Leonardo Sapienza. De Nicolò era stato nominato da Giovanni Paolo II, nel marzo 2004, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, e solo quattro anni fa, nel maggio 2008, al compimento dei 71 anni, Benedetto XVI lo aveva elevato alla dignità episcopale. Era stato il cardinale Tarcisio Bertone a ordinarlo vescovo, il mese successivo, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Per Harvey l’iter era stato diverso. Nel febbraio 1998 Karol Wojtyła lo nominò al vertice della Prefettura della Casa Pontificia ordinandolo personalmente vescovo insieme con il suo segretario particolare Stanisław Dziwisz, oggi anch’egli cardinale come Harvey, e con il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie Piero Marini. La domanda ora è: chi prenderà il posto lasciato libero dal futuro cardinale Harvey? Le scommesse sono aperte. C’è chi ipotizza il nome del segretario particolare di Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein, e chi quello di padre Sapienza. Con Benedetto XVI deciso a scrivere personalmente la parola fine alla vicenda Vatileaks nessuna ipotesi può essere più credibile dell’altra. E forse, alla fine, ci sarà un ulteriore colpo di scena papale come quello avvenuto ieri, in piazza San Pietro, al termine della consueta udienza generale del mercoledì, davanti agli occhi, forse increduli, degli stessi cinque dei sei futuri porporati presenti all’annuncio di Benedetto XVI. È la rivoluzione di Ratzinger, gentile quanto si vorrà, ma non per questo meno efficace. La sporcizia riempie ancora i Sacri Palazzi, i pesci cattivi non sono ancora stati tolti dalla rete di Pietro, la zizzania cresce insieme con il grano, e falciarla non è dote per molti. C’è il rischio che sbagliando anche ciò che di buono è cresciuto e continua a nascere nella vigna del Signore sia estirpato e gettato nel fuoco. Non è questa la volontà del Papa.

Francesco Grana, Orticalab.it
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