venerdì 14 settembre 2012

Il Papa: esaltare la Croce vuol dire comunicare alla totalità dell’amore incondizionato di Dio per l’uomo. È porre un atto di fede, amore e speranza!

“La felice coabitazione dell’Islam e del Cristianesimo, due religioni che hanno contribuito a formare delle grandi culture – ha detto - fa l’originalità della vita sociale, politica, e religiosa nel Libano. Non ci si può che rallegrare di questa realtà che bisogna assolutamente incoraggiare. Affido questo desiderio ai responsabili religiosi del vostro Paese”: con queste parole ha esordito Benedetto XVI nel discorso che ha preceduto la firma dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”. “È provvidenziale che questo atto abbia luogo proprio nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, la cui celebrazione è nata in Oriente nel 335”, ha osservato il Papa, perché “la comunione e la testimonianza cristiane” sono “fondate sul Mistero pasquale, sulla crocifissione, la morte e la risurrezione di Cristo”. Esiste “un legame inseparabile tra la Croce e la Risurrezione che non può essere dimenticato dal cristiano”. Senza questo legame, “esaltare la Croce significherebbe giustificare la sofferenza e la morte non vedendo in esse che una fine fatale”. Per un cristiano, “esaltare la Croce vuol dire comunicare alla totalità dell’amore incondizionato di Dio per l’uomo. È porre un atto di fede! Esaltare la Croce, nella prospettiva della Risurrezione, è desiderare di vivere e manifestare la totalità di questo amore. È porre un atto d’amore! Esaltare la Croce porta ad impegnarsi ad essere araldi della comunione fraterna ed ecclesiale, fonte della vera testimonianza cristiana. È porre un atto di speranza!”. “Considerando la situazione attuale delle Chiese nel Medio Oriente - ha ricordato il Pontefice -, i padri sinodali hanno potuto riflettere sulle gioie e le pene, i timori e le speranze dei discepoli di Cristo che vivono in questi luoghi. Tutta la Chiesa ha potuto così ascoltare il grido ansioso e percepire lo sguardo disperato di tanti uomini e donne che si trovano in situazioni umane e materiali ardue, che vivono forti tensioni nella paura e nell’inquietudine, e che vogliono seguire Cristo - Colui che dà senso alla loro esistenza - ma che ne sono spesso impediti”. "Come non rendere grazie a Dio in ogni momento per tutti voi cari cristiani del Medio Oriente! Come non lodarlo per il vostro coraggio nella fede? Come non ringraziarlo - ha proseguito - per la fiamma del suo amore infinito che voi continuate a mantenere viva e ardente in questi luoghi che sono stati i primi ad accogliere il suo Figlio incarnato? Come non cantargli la nostra riconoscenza per gli slanci di comunione ecclesiale e fraterna, per la solidarietà umana manifestata senza sosta verso tutti i figli di Dio?". "'Ecclesia in Medio Oriente' permette di ripensare il presente per considerare il futuro con lo stesso sguardo di Cristo. Essa, con i suoi orientamenti biblici e pastorali, con il suo invito a un approfondimento spirituale ed ecclesiologico, con il rinnovamento liturgico e catechistico raccomandato, con i suoi appelli al dialogo, vuole tracciare una via per ritrovare l'essenziale: la sequela Christi, in un contesto difficile e talvolta doloroso, un contesto che potrebbe far nascere la tentazione di ignorare o dimenticare la Croce gloriosa. E' proprio adesso che bisogna celebrare la vittoria dell'amore sull'odio, del perdono sulla vendetta, del servizio sul dominio, dell'umiltà sull'orgoglio, dell'unità sulla divisione". Il Santo Padre ha invitato tutti “a non avere paura, a rimanere nella verità e a coltivare la purezza della fede”. Questo è “il linguaggio della Croce gloriosa! Questa è la follia della Croce: quella di saper convertire le nostre sofferenze in grido d’amore verso Dio e di misericordia verso il prossimo; quella di saper anche trasformare degli esseri attaccati e feriti nella loro fede e nella loro identità, in vasi d’argilla pronti ad essere colmati dall’abbondanza dei doni divini più preziosi dell’oro”. Non si tratta “di un linguaggio puramente allegorico, ma di un appello pressante a porre degli atti concreti che configurano sempre più a Cristo, atti che aiutano le diverse Chiese a riflettere la bellezza della prima comunità dei credenti”; “atti simili - ha sottolineato Benedetto XVI - a quelli dell’imperatore Costantino che ha saputo testimoniare e far uscire i cristiani dalla discriminazione per permettere loro di vivere apertamente e liberamente la loro fede nel Cristo crocifisso, morto e risorto per la salvezza di tutti”. Il documento “offre elementi che possono aiutare per un esame di coscienza personale e comunitario, per una valutazione obiettiva dell’impegno e del desiderio di santità di ogni discepolo di Cristo”, apre “all’autentico dialogo interreligioso basato sulla fede in Dio Uno e Creatore. Essa vuole anche contribuire a un ecumenismo pieno di fervore umano, spirituale e caritativo, nella verità e nell’amore evangelici”. "In tutte le sue parti, l’Esortazione vorrebbe aiutare ciascun discepolo del Signore a vivere pienamente e a trasmettere realmente ciò che è diventato attraverso il Battesimo: un figlio della Luce, un essere illuminato da Dio, una lampada nuova nell’oscurità inquietante del mondo affinché dalle tenebre facciano risplendere la luce". L’Esortazione “vuole contribuire a spogliare la fede da ciò che la imbruttisce, da tutto ciò che può offuscare lo splendore della luce di Cristo. La comunione è allora un’autentica adesione a Cristo, e la testimonianza è un’irradiazione del Mistero pasquale che conferisce un senso pieno alla Croce gloriosa”. “Chiese in Medio Oriente - ha affermato il Papa -, non temete, perché il Signore è veramente con voi fino alla fine del mondo! Non temete, perché la Chiesa universale vi accompagna con la sua vicinanza umana e spirituale!”. “È con questi sentimenti di speranza e di incoraggiamento a essere protagonisti attivi della fede attraverso la comunione e la testimonianza, che domenica consegnerò l’Esortazione post-sinodale ‘Ecclesia in Medio Oriente’ ai miei venerati fratelli patriarchi, arcivescovi e Vescovi, a tutti i sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e ai fedeli laici”, ha aggiunto. “Possa Dio concedere a tutti i popoli del Medio Oriente di vivere nella pace, nella fraternità e nella libertà religiosa! Dio vi benedica tutti!”, ha concluso il Pontefice.

Radio Vaticana, SIR, TMNews


VIAGGIO APOSTOLICO IN LIBANO (III) - il testo integrale del discorso del Papa

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