Il Papa: in Libano come pellegrino di pace, amico di Dio e degli uomini. La ragione deve prevalere su passione unilaterale per favorire il bene comune

L'aereo dell'Aitalia, volo A320, partito da Ciampino alle 9.38 e che porta Benedetto XVI in Libano è atterrato 12.42 (13.42 locali) nell'Aeroporto Internazionale di Beirut "Rafiq Hariri". Hanno atteso il Papa il presidente del Libano, Michel Suleiman, il primo ministro Najib Mikati e il presidente del Parlamento Nabih Berri. Erano presentiinoltre i Capi delle Chiese Cattoliche libanesi, di altre Chiese cristiane ed esponenti della comunità musulmana e protestante. Hanno accolto il Papa numerosi fideli e pellegirni e tra loro due bambini, un maschio e una femmina, con dei fiori e abbigliamento tipico del Paese. Quindici anni dopo il viaggio di Giovanni Paolo II, è dunque risuonato all’aeroporto di Beirut l’inno vaticano, accompagnato da quello libanese. Così come in tutte le vie principali di Beirut sventolano bandiere vaticane assieme a quelle libanesi.
Nel suo discorso, rivolgendosi al presidente della Repubblica, il Papa ha fatto riferimento alla presenza della “maestosa statua di San Marone” presso la Basilica di San Pietro, che “ricorda il Libano in modo permanente nel luogo stesso in cui fu sepolto l’apostolo Pietro. Essa manifesta un patrimonio spirituale secolare, confermando la venerazione dei libanesi per il primo degli apostoli e i suoi successori. È per evidenziare la loro grande devozione a Simon Pietro, che i patriarchi maroniti aggiungono al loro nome quello di Boutros. È bello vedere che dal santuario petrino, San Marone intercede continuamente per il vostro Paese e per l’intero Medio Oriente”. Parlando, poi, della firma e della consegna dell’Esortazione Apostolica, il Pontefice ha sottolineato che “si tratta di un importante evento ecclesiale”. Dopo aver ringraziato tutti i patriarchi cattolici presenti, i vescovi del Libano e quelli convenuti da altri Paesi per ricevere dalle mani del Papa questo documento, il Santo Padre ha salutato “con affetto paterno tutti i cristiani del Medio Oriente”. “Destinata al mondo intero - ha chiarito Benedetto XVI -, l’Esortazione si propone di essere per loro una tabella di marcia per gli anni a venire”. Il Papa si è detto anche contento di “incontrare in questi giorni numerose rappresentanze delle comunità cattoliche” del Paese, “di poter celebrare e pregare insieme. La loro presenza, il loro impegno e la loro testimonianza sono un contributo riconosciuto e molto apprezzato nella vita quotidiana di tutti gli abitanti” del Libano. “La vostra presenza, cari amici, dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco. Vi ringrazio per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unità e di concordia”, ha affermato il Pontefice salutando i patriarchi e vescovi ortodossi e i rappresentanti delle diverse comunità religiose del Libano. “Non dimentico - ha aggiunto - gli eventi tristi e dolorosi che hanno afflitto il vostro bel Paese per lunghi anni. La felice convivenza tutta libanese deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all’interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa Cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni”. Non mancano, certo, difficoltà: “Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato. Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all’armonia e alla dolcezza libanesi. È qui che bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza. E la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti”. Il Santo Padre ha ricordato un ulteriore motivo del suo viaggio: “Vengo anche per dire quanto sia importante la presenza di Dio nella vita di ognuno e come il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sarà profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l’altro, se è radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli”. In realtà, “il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all’impegno di tutti i libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero”. Non si tratta di “un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione”. “I legami tra il Libano e il Successore di Pietro - ha evidenziato Benedetto XVI - sono storici e profondi”. Perciò, ha precisato “vengo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini”. “'Vi do la mia pace', dice Cristo”, ha affermato in arabo il Papa. “Al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo”. “Le vostre gioie e i vostri dolori - ha dichiarato - sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda ciò che vivete e sopportate”. "So che il vostro Paese mi prepara una bella accoglienza, un’accoglienza calorosa, l’accoglienza che si riserva a un fratello amato e rispettato", "che Dio vi benedica tutti", ha concluso.
Dopo la cerimonia di benvenuto, il Papa si è recato in auto alla nunziatura apostolica di Harissa, a 37 chilometri di distanza. Il percorso, tranne i primi due chilometri, è stato abbastanza veloce. Tuttavia si è potuto avere un anticipo di quella che sarà la festa libanese di questi giorni: in uniforme blu, un nutrito gruppo di studenti musulmani di tutte le età, le studentesse
con il caratteristico chador,, sventolava bandiere in segno di festa al passaggio del corteo.


Il Sismografo, Radio Vaticana, SIR

VIAGGIO APOSTOLICO IN LIBANO (II) - il testo integrale del discorso del Papa

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