mercoledì 18 aprile 2012

VII anniversario dell'Elezione di Benedetto XVI. In conclave il card. Ratzinger votò per Biffi: se scopro chi si ostina a votarmi lo prendo a schiaffi

"Eligo in Summum Pontificem cardinalem Biffi". È quello che chiunque, se avesse potuto accedere alla Cappella Sistina, avrebbe potuto leggere sulla scheda del card. Ratzinger nelle quattro votazioni del conclave del 2005. Ambrosiano, più giovane di Benedetto XVI di un solo anno, Giacomo Biffi diventa sacerdote nel 1950. Nel 1975 Paolo VI lo nomina vescovo ausiliare di Milano. Diviene così il principale collaboratore del card. Giovanni Colombo, successore di Montini sulla Cattedra dei Santi Ambrogio e Carlo. È il Beato Giovanni Paolo II, nel 1984, ad affidargli il timone dell’arcidiocesi bolognese che Biffi guida fino al 2003 quando, al compimento dei 75 anni, lascia l’incarico per raggiunti limiti d’età. È sempre Wojtyla a elevarlo alla porpora nel Concistoro del 1985. Nel conclave del 2005 che deve eleggere il successore del Papa polacco Biffi arriva nella veste di arcivescovo emerito di Bologna. La sua ironia pungente e sagace è nota alla maggior parte dei confratelli. Ama ripetere spesso: "Non sono mai sceso più a Sud di Roma". È lui a coniare la "teologia del tortellino". "Mangiare i tortellini - sostiene Biffi - con la prospettiva e la certezza del paradiso, rende migliori anche i tortellini". Ma ritorniamo al conclave del 2005. In tutte le quattro votazioni Joseph Ratzinger vota per il porporato ambrosiano. E ogni volta, prima di imbucare la scheda nell’urna, così come previsto dal cerimoniale, ripete a voce alta davanti ai tre cardinali scrutatori estratti a sorte la formula latina: "Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto". C’è un episodio molto divertente che avviene durante il conclave e che ha come protagonisti proprio Biffi e Ratzinger, seppur in modo indiretto. È il 19 aprile 2005, secondo e ultimo giorno di votazioni. Dopo il terzo scrutinio del conclave, il secondo di quella mattina, i cardinali elettori tornano in pullman nella Casa Santa Marta dove risiedono in quei giorni. Li attende il pranzo e un breve riposo nelle loro stanze prima di far ritorno nella Cappella Sistina per la votazione che sarà definitiva e alla quale seguirà l’annuncio al mondo dell’avvenuta elezione del nuovo Papa. Ed è proprio durante quel pasto frugale che Biffi, molto innervosito, si sfoga con un confratello: "A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è quel cretino che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi". "Cosa Eminenza?", gli domanda perplesso il confratello. "Sì, ha capito bene, Eminenza", replica Biffi. "Giuro che lo prendo a schiaffi". Al che il porporato lo guarda perplesso e gli spiega: "Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa". Biffi rimase senza parole. Joseph Ratzinger aveva deciso di votare per lui. Nel 2007 sarà proprio il cardinale bavarese divenuto Benedetto XVI a chiedere all’arcivescovo emerito di Bologna di predicare a lui e all’intera Curia romana gli esercizi spirituali per la quaresima. Al termine, nel ringraziarlo per le meditazioni che aveva offerto a tutti i presenti, Benedetto XVI chiosò su un simpatico particolare. "Vorrei dirle grazie - affermò il Papa - per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole 'il Signore forse ha i suoi difetti' al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma in ogni caso - concluse il Papa - abbiamo imparato e i suoi pensieri, signor cardinale, ci accompagneranno non solo nelle prossime settimane". Così Biffi ricorda quel momento: "Al termine degli esercizi, dopo la meditazione conclusiva, Benedetto XVI con incantevole semplicità, parlando a braccio, mi rivolse i ringraziamenti d’uso; ma lo fece - precisa Biffi - con un calore, con un’amabilità di linguaggio, con una generosità negli apprezzamenti, che mi hanno, oltre che commosso, lasciato addirittura stupefatto". Ritorniamo al conclave del 2005. Per chi votò Biffi? La risposta emerge con grande evidenza dall’intervento che l’arcivescovo emerito di Bologna rivolse a tutti i cardinali la mattina del 15 aprile, durante la quotidiana seduta delle congregazioni generali che i porporati tengono ogni giorno nel periodo della Sede Vacante. "Vorrei segnalare al nuovo Papa (che mi sta ascoltando) - è il passaggio più importante dell’intervento di Biffi - la vicenda incredibile della 'Dominus Iesus': un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al card. Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli - a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste - non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale. In duemila anni- proseguì Biffi - non è mai stata posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana e neppure in occasione del deragliamento della Riforma. L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento - sottolineò ancora Biffi - che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato contestato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia. Mi è stato raccontato - proseguì Biffi - di un buon cattolico che ha proposto al suo parroco di fare una presentazione della 'Dominus Iesus' alla comunità parrocchiale. Il parroco (un sacerdote peraltro eccellente e ben intenzionato) gli ha risposto: Lascia perdere. Quello è un documento che divide. 'Un documento che divide'. Bella scoperta! Gesù stesso ha detto: Io sono venuto a portare la divisione. Ma troppe parole di Gesù oggi - concluse Biffi - risultano censurate dalla cristianità; almeno dalla cristianità nella sua 'pars loquacior'".

Francesco Grana, Orticalab.it
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