venerdì 21 settembre 2012

Il Papa in Libano. Gli editoriali delle testate cattoliche: un segno di speranza per tutto il Medio Oriente. Si è sperimentata la possibilità concreta del dialogo, del rispetto, dell'ascolto

Il viaggio del Papa in Libano è uno degli argomenti di cui parlano gli editoriali dei settimanali diocesani aderenti alla Federazione italiana settimanali cattolici in uscita in questi giorni. "Un segno di speranza per tutto il Medio Oriente". È il commento che accomuna molti editoriali dedicati al recente viaggio di Benedetto XVI. A fotografare il contesto in cui è avvenuto il viaggio è Il Portico (Cagliari) con una nota di Fadi Rahi, padre redentorista: "Il Medio Oriente sta continuando la sua 'primavera araba', passando dalla Libia all'Egitto e arrivando in Siria. Si nota come il mondo arabo, musulmano e cristiano, ha bisogno di più pace, oggi più di prima, in modo particolare dopo ciò che sta succedendo in Siria (…). In questo scenario, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato nella terra santa del Libano, 48 anni dopo la visita di Paolo VI (2 dicembre 1964) e 15 anni dopo Giovanni Paolo II (10 maggio 1997). La Chiesa del Libano e del Medio Oriente ha accolto l'Uomo Bianco sotto il segno della pace". In "uno scenario esplosivo", aggiunge Toscana Oggi (settimanale cattolico regionale), "il magistero di Benedetto XVI è stato pacato ma ad ampio raggio. Ha parlato di fede, di libertà religiosa, di dignità della persona e di promozione umana, di lavoro, di giovani, di futuro, invitando tutti gli uomini di buona volontà, cristiani e musulmani, a lavorare insieme". Per Emmaus (Macerata), che pubblica una nota del vaticanista Luigi Accattoli, "forse il messaggio più efficace venuto dalla missione papale è da cercare in quello spettacolo della convivenza che dava credibilità al monito papale: 'È tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre'". Secondo Vincenzo Finocchio, direttore de L'Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), in questo viaggio "si è sperimentata la possibilità concreta del dialogo, del rispetto, dell'ascolto. Il riscontro si è avuto nella Santa Messa del Papa a Beirut, alla quale hanno partecipato almeno 350 mila persone. La moltitudine era un misto di cristiani e musulmani". Dello stesso parere è Irene Argentiero, direttore de Il Segno (Bolzano-Bressanone), per la quale "i chiari segni di dialogo e di accoglienza che Benedetto XVI ha incontrato in Libano sono la dimostrazione che le religioni sanno comunicare tra loro, pacificamente. Perché quando esiste il rispetto, non c'è spazio per violenze e guerre". Il viaggio del Papa, dice Emilio Pastormerlo, direttore de L'Araldo Lomellino (Vigevano), "ha consentito, almeno per un giorno, che i cristiani del Medio Oriente uscissero dalle loro catacombe, forse non scavate sotto terra, ma rese tali dalle culture e dai conflitti di oggi. Catacombe spesso create anche dal mondo occidentale, quel mondo culturale e mass-mediale cui spesso dà fastidio mostrare tanti cristiani in preghiera, mostrare una presenza più incisiva e più forte degli stessi numeri. (…) C'è indubbiamente un Medio Oriente che non ci è dato conoscere. La visita di Benedetto XVI ci ha aperto qualche finestra. Il nostro impegno è quello di continuare a seguirlo, anche a riflettori spenti". Il Papa, scrive Vincenzo Rini, direttore de La Vita Cattolica (Cremona), "ha annunciato in Libano amore, dialogo, pace, fratellanza tra tutti i popoli nel rispetto di tutte le religioni. Questo è il cristianesimo, questo è l'insegnamento di Gesù: i suoi seguaci, anche se insultati e osteggiati, amano, rispettano". A tal proposito Raffaele Mazzoli, direttore de Il Nuovo Amico (Pesaro-Fano-Urbino), ricorda che "la libertà religiosa e di coscienza è il fondamento di tutte le altre" libertà.

SIR
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