Il Papa: l’evangelizzazione chiede di partire dall’incontro con il Signore. Difendere la vita e la famiglia nella società non è affatto retrogrado, ma piuttosto è profetico

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i vescovi il primo gruppo della Conferenza Episcopale di Francia (province ecclesiastiche di Rouen, Rennes, Poitiers, Tours e Bordeaux), che sta ricevendo in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum". All'inizio del suo discorso, il Papa ha ricordaro il suo viaggio apostolico in Francia nel 2008. Un viaggio, ha ribadito, nel quale ha tenuto a sottolineare le radici cristiane del Paese che costituiscono una solida base su cui appoggiare gli sforzi per la nuova evangelizzazione, "tema della prossima Assemblea sinodale". Si è così soffermato sulla vita nelle comunità cristiane, rilevando che “la soluzione ai problemi pastorali diocesani” non può essere limitata a delle “questioni di organizzazione”. “C’è il rischio – ha osservato – che si metta l’accento sulla ricerca dell’efficienza con una specie di burocratizzazione della pastorale che si focalizza sulle strutture, sull’organizzazione e i programmi, i quali possono divenire autoreferenziali ad uso esclusivo dei membri di queste strutture”. Ciò, ha aggiunto, non avrà allora che scarsi effetti sulla “vita dei cristiani lontani dalla pratica regolare”. L’evangelizzazione, ha avvertito, richiede invece che si parta “da un incontro con il Signore, da un dialogo radicato nella preghiera”. Il Papa ha quindi rivolto l’attenzione ai laici chiamati a svolgere incarichi nella Chiesa: “E’ necessario vigilare sul rispetto della differenza tra il sacerdozio comune di tutti i fedeli e il sacerdozio ministeriale di quanti sono stati ordinati”. Differenze “non solo di grado, ma di natura”. Per questo, ha affermato, bisogna custodire “la fedeltà al deposito della fede come è stata insegnata dal Magistero” e “professata da tutta la Chiesa”. E’ importante, ha detto, che la collaborazione tra laici e sacerdoti “si collochi sempre nella cornice della comunione ecclesiale, attorno al vescovo che ne è il garante”. Poi la famiglia “fondamento della vita sociale”, “minacciata in molti luoghi, a causa di una concezione della natura umana che è erronea. Difendere la vita e la famiglia nella società – ha detto il Papa – non è affatto retrogrado, ma piuttosto è profetico” perché ciò aiuta a “promuovere quei valori che permettono il pieno sviluppo della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio”. “Troppo grande – ha detto citando la "Sacramentum Caritatis" - è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale”. Matrimonio e famiglia, ha soggiunto, “sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale”.
 

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