venerdì 11 maggio 2012

La rampogna alle suore statunitensi mostra che ci sono due Vaticani. Il documento di Dottrina della Fede e l'approccio del dicastero per i religiosi

Non c’è un Vaticano, ma due Vaticani. Lo sdoppiamento è stato palesato dalla rampogna alle suore “femministe” degli Stati Uniti. La vicenda, soprattutto oltreatlantico, è ormai arcinota. Lo scorso 18 aprile la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha pubblicato sul suo sito internet un “doctrinal assessment” della Congregazione per la Dottrina della fede sulla Leadership Conference of Women Religious la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, rappresentante circa l’ottanta per cento delle superiori delle 57mila religiose Usa. Più che una “valutazione dottrinale”, si tratta, in realtà, di un commissariamento. Nel documento, mai pubblicato dalla Sala Stampa vaticana né da L’Osservatore Romano, l’ex Santo Uffizio rileva “seri problemi dottrinali” tra le suore americane. Registra, in particolare, alcune “inaccettabili posizioni” espresse da alcune esponenti del LCWR sulla Chiesa e su Gesù, le proteste nei confronti della Santa Sede su tematiche come i gay e l’ordinazione sacerdotale femminile e, più in generale, un “radicale femminismo” che serpeggia nell’associazione. Questioni alle quali si sono aggiunte, chiaro riferimento al sostegno che le suore, in dissenso con la Conferenza Episcopale, hanno dato alla riforma sanitaria di Barack Obama, “occasionali prese di posizione pubbliche in disaccordo o polemica con le posizioni dei vescovi, che sono gli insegnanti autentici della fede e della morale cattolica”. Il documento vaticano, approvato dal Papa, si conclude con la nomina di una commissione guidata dall’arcivescovo di Seattle, James P. Sartain, che nei prossimi mesi procederà alla revisione dei programmi, delle partnership e degli statuti della LCWR. Le reazioni non si sono fatte attendere. Le suore statunitensi si sono dette “sbalordite” dai contenuti e dalla modalità della censura comminata dal cardinale (statunitense) William Levada alla testa del dicastero vaticano. La stampa cattolica liberal d’oltreoceano ha criticato senza mezzi termini l’iniziativa, dal National Catholic Reporter al mensile dei gesuiti America alla rivista Commonweal. Anche un vescovo, Robert Lynch di St. Petersburg (Florida) ha dato voce alle perplessità diffuse nell’Episcopato sulla mossa di Roma. Il settimanale britannico The Tablet ha individuato nel vescovo William Lori di Bridgeport (Connecticut) e nel card. Bernard Law, ex arcivescovo di Boston dimessosi nel 2002 per le accuse di insabbiamento di abusi sessuali compiuti da sacerdoti della sua diocesi su minori, gli ispiratori di questa reprimenda. L’immagine che emerge da questa vicenda, in generale, ancorché stilizzata, non potrebbe essere più infelice: un potere maschile, gerarchico e sanzionatorio punisce una realtà femminile, popolare e vicina ai poveri e agli esclusi. Un’immagine ben diversa da quella offerta da un altro Vaticano, sempre sul dossier delle suore statunitensi. Anche la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, infatti, aveva aperto un’indagine sui conventi Usa. E anche il dicastero vaticano responsabile per i religiosi di tutto il mondo era partito, qualche anno fa, da una denuncia di femminismo. Il prefetto di allora, il cardinale sloveno Franc Rodé, raccontò a Radio Vaticana che “dagli Stati Uniti sono arrivate voci critiche ed un rappresentante importante della Chiesa statunitense mi ha avvertito riguardo alcune irregolarità o carenze nella vita delle religiose americane. Si può dire soprattutto di una certa mentalità secolarista che si è propagata in queste famiglie religiose, forse anche un certo spirito femminista”. Rodé era un hardliner. In un’omelia del 29 luglio 2007 aveva elogiato il “genio” di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo pedofilo, tossicomane e padre di tre figli illegittimi da due donne diverse (il sacerdote messicano morì nel 2008 e nel 2010 la Santa Sede commissariò la congregazione religiosa). Aprendo gli stati generali dei gesuiti nel 2008, Rodé pronunciò una predica che suonò come una ramanzina alle aperture della Compagnia di Gesù: “Con tristezza e inquietudine vedo anche un crescente allontanamento dalla gerarchia”. Nel 2011, però, il porporato sloveno andò in pensione. Da allora la guida della Congregazione per i Religiosi è stata affidata al cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz (prefetto), focolarino, e all’arcivescovo statunitense Josep Tobin (segretario), redentorista. Due uomini fermi nella dottrina, ma aperti e dialoganti. Che hanno preso in mano il dossier dell’inchiesta sulle suore statunitensi eliminando ogni ombra di censura o punizione. Pronti a correggere le storture, ma anche ad intavolare un confronto con i conventi di Oltreoceano. Senza scontri, senza polemiche, senza strappi. Perché, come mostrano le suore americane, non c'è un solo Vaticano, ma ce ne sono due.

Iacopo Scaramuzzi, Linkiesta
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